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Perché



Ci incontriamo su social, parliamo, discutiamo, ci lamentiamo, condividiamo indignazione e apprensione. 

Lanciamo iniziative e proteste, ci sosteniamo a vicenda in un obiettivo comune che è difendere i diritti, quelli acquisiti e sempre in bilico, quelli non ancora conquistati.

Lottiamo perché i diritti ci siano riconosciuti nelle case, negli ambienti di lavoro e di studio, nelle piazze, nei luoghi che vogliamo abitare senza sentirci in pericolo, senza sentire sulla nostra pelle una costante limitazione della nostra libertà. 
Ad ogni femminicidio, ad ogni stupro, ci indigniamo e vorremmo scendere in piazza il giorno dopo.

Ci devasta la lentezza insopportabile della politica che non applica le convenzioni internazionali, non finanzia i progetti educativi e addirittura taglia i fondi ai centri antiviolenza, che ci penalizza nel mondo del lavoro, ci erode il diritto alla salute.

Quando pensiamo di riunire le nostre forze ci dicono e ci diciamo che le donne non sono capaci di fare squadra, che le diatribe personali prevalgono sugli obiettivi. Per alcune di noi l'esperienza di “Se non ora quando” del 13 febbraio  2011, che è stato fonte di tanti conflitti e contraddizioni, funziona da deterrente.

Così restiamo sui social, manteniamo la distanza di sicurezza.
Ecco noi invece vorremmo annullarla questa distanza di sicurezza e ricominciare ad incontrarci con corpi, occhi, respiri, voci grevi e voci squillanti.

E a “Se non ora quando” guardare per non commettere gli stessi errori senza dimenticarne i meriti, che sono tanti e senza i quali non avrebbero mai cominciato a nominare la violenza sulle donne pubblicamente come in questi ultimi cinque anni. 
Dopo il femminismo storico che ci ha tolto dal fondo del pozzo abbiamo avuto il torto di non conservarne la dovuta memoria così le femministe hanno continuato a lavorare per le donne nei loro luoghi e nelle loro professioni senza che pubblicamente ce ne fosse notizia e senza che si ricreasse una forza trainante a livello nazionale. 


Nessuna può negare che il 13 febbraio 2011 di Snoq e il documentario “Il corpo delle donne” abbiano dato voce a un’indignazione silenziosa che per molte di noi rimaneva rinchiusa da troppo tempo nei nostri corpi e nelle nostre vite troppo private (e non si dimentichi che Snoq in alcune città ancora vive e rimane forza di aggregazione del proprio territorio).


Ma dove sono tutte quelle donne che avevano riempito le piazze di tutta Italia nel 2011? Vogliamo ritrovare anche loro, ritrovarci tutte, comprese le femministe che non hanno preso parte a Snoq e che in questi anni hanno intrapreso percorsi differenti. Non lasciamo che ciò che ci ha deluse e in cui non ci riconosciamo si traduca in un freno a mano tirato che inibisce una nuova alleanza a livello nazionale, indispensabile per amplificare la parola di ognuna.


Le donne entrano in conflitto quando cedono al modello patriarcale del potere, brutte copie di quella stessa virilità vetusta che credono di combattere. 
Le donne, se vogliono, se rimangono fedeli a se stesse, sono capaci di alleanze leali, autentiche e indistruttibili, ma questo non si racconta perché lo stereotipo del diavolo che veste prada piace a tutti. 

A lavorare insieme, a lavorare bene, siamo in tante. 
Alcune di noi sono attiviste, come singole o in associazioni, altre ci sostengono, partecipano alle iniziative, ne danno notizia, diventano attiviste a loro volta, donano il proprio coraggio e la propria esperienza.

La forza non ci manca, la determinazione neppure. Sappiamo quello che vogliamo, sappiamo cosa servirebbe, cosa dovrebbe fare chi sta nelle istituzioni, nessuna esclusa, negli ospedali, nelle aziende, nelle scuole. 

Siamo qui, viviamo in questo paese, diversi i vissuti, le professioni, le nazionalità, le età. 

Le più giovani tra noi, le under 30, devono affrontare nuove difficoltà che si sommano a quelle antiche: il lavoro manca o è precario e questo inibisce la nostra progettualità professionale e personale; siamo spesso nominate da chi parla in nostro nome, senza ascoltarci, senza nulla sapere delle nostre competenze, della nostra creatività, della nostra capacità di tracciare nuovi percorsi di confronto e di lotta.

Vogliamo dar voce a tutte le voci, anche di chi si è sentita in passato marginalizzata nel dibattito sociale in corso: vogliamo sentire le esperienze di chi si batte per i diritti delle donne, dei minori, delle disabili, delle persone lgbtqia, delle migranti, di chi oramai vive e sente l'Italia come la sua casa, di chi lotta per un contratto di lavoro dignitoso; perché siamo consapevoli che la discriminazione contro le donne è parte di un quadro più ampio di discriminazioni connesse tra loro e che ognuna di noi subisce in modi diversi.

Abbiamo tutte qualcosa da dire, qualcosa di noi da mettere in gioco con l'obiettivo di vivere in una società più giusta dove si rimetta al centro la relazione.

E allora incontriamoci per dirci cosa stiamo facendo o cosa faremmo per ottenerlo, con quali modalità possiamo rendere visibile ciò che è invisibile, realizzare ciò che sappiamo essere realizzabile con una ribellione propositiva, costruttiva e incisiva.
Perché solo un paese capace di rispettare le donne è capace di rispettare tutte le persone.
Perché “femminismo” è una bella parola.

Vi invitiamo a Osimo il 29 e 30 ottobre prossimi, per fare il punto, per dare vita a una fucina di idee ed iniziative che ci trovino più unite e più forti, perché è finito il tempo di sensibilizzare, è il tempo per pretendere.



Beatrice Da Vela, Cristina Obber, Luisa Garribba Rizzitelli, Margherita Giuliodori Santicchia, Benedetta Pintus, Marta Sartini, Loredana Smeraldi Taddei, Vanessa Vizziello

Sottoscrivono con noi:
Nadia Somma, Daria Lucca, Antonella Giosa, Paola Tavella, Alessia Guidetti, Gio Palummieri, Alessandra Menelao, Paola Gualano, Maria Grazia Zanchetta​, Gabriella Carnieri Moscatelli


Ass. 51 Laboratorio di Democrazia Paritaria, Assist Ass. Naz. Atlete, Rompi il Silenzio, Donne in quota, Arcigay, Arcilesbica, AGEDO, CGIL Marche, Telefono Rosa Nazionale, Svolta Donna Torino, Aspettare Stanca, Rete per la Parità, Associazione Femminista Donne di Mondo, I Sentinelli, F Come - Femminismi in Italia e oltre, ANDOSS.


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